martedì 7 gennaio 2025

La professione di fede è costante attualizzazione

1Gv 3,22-4,6 e Mt 4,12-17.23-25

Ciò che esprime il nostro essere cristiani è la fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, e l’amore reciproco. Questa intima relazione e reciprocità ci garantisce nel dimorare in Dio e essere sua dimora. Ma non siamo comunque indenni  - come non lo erano i credenti della comunità giovannea - dalla contrapposizione tra lo Spirito di Dio e quello dell’anticristo. Ecco allora il discernimento dello spirito: “non lasciatevi incantare da ogni spirito” e “non date credito ai falsi profeti”.
Per questo Giovanni chiede di riflettere sullo Spirito della verità e lo spirito dell’inganno. Quest’ultimo è sempre causa di confusione, è divisivo, produce frattura. Giovanni indica allora tre criteri per un corretto discernimento:
- il primo è la retta professione di fede nell’incarnazione di Cristo; 
- Il secondo è la valutazione dello spirito del mondo che ci allontana dal Vangelo;
- il terzo consiste nell’ascolto dell’apostolo. 

lunedì 6 gennaio 2025

I Magi siamo noi

Is 60,1-6    Sal 71   Ef 3,2-3.5-6    Mt 2,1-12

Come tenere insieme le vicende di questo mondo sfigurato dalla indifferenza e avvilito dal male della guerra e la narrazione di una adorazione ad un bambino da parte di alcuni Magi. Come tenere insieme lo splendore del mistero di Dio a partire dalla nostra umanità e l'esperienza disumana di questi tempi?
La vicenda dei Magi può divenire un risuonare vuoto e gli eventi della storia farsi narrazione sterile. È invece necessario, recuperare il valore assoluto dell’annuncio nella realtà, in cui il Vangelo si fa "costruttore di senso", in modo che gli eventi avranno il sapore dell'eternità.
Così anche per l’Epifania è necessario che porti nella realtà il suo mistero di dono e di adorazione:
infatti l'Epifania racconta il viaggio inaudito e coraggioso dall’estremità della terra per portare a Dio dei doni preziosi;
l'Epifania racconta il nostro essere cercatori di Dio e adoratori del mistero; 
l'Epifania è il racconto di come chi il dono più grande di Dio, la pace, nonostante ogni tentativo di calpestarla resiste;
L'Epifania  ci svela il mistero dell'amore e della fratellanza che vince ogni estremo tentativo di sopprimere i fratelli con bombe e violenza. Celebrare l’Epifania tra canti, ori e splendori, potrebbe risultare una tremenda illusione e una contraddizione. E come sempre, si presenterà quella domanda inquietante dei primi passi della Bibbia : «Che cosa hai fatto di tuo fratello ?»

Celebrare l’Epifania, mentre la guerra imperversa come un predone che ruba la vita e la speranza agli altri, manda in frantumi il viaggio stesso dei Magi, di chi si spoglia di se stesso, delle proprie abitudini, della propria terra per farsi dono. Una festa, quindi,  dal significato ricco, universale, rivoluzionario.
Oggi, tenere in mano il Vangelo significa in questa festa dell'Epifania non guardare i Magi d’oriente ma significa essere noi quei Magi d'Oriente. Non per una rappresentazione scenica, in costume, ma per riconoscere nell’umanità  ferita e fragile il figlio di Dio.
Essere Magi al giorno d’oggi significa incontro tra realtà di mondi e culture diversi:
- ritrovarsi perduti in un cammino in cui tutto è imprevedibile;
- condividere ricchezze e povertà;
- significa mettersi in ginocchio in silenzio e in adorazione; di una terra segnata dal sangue di Abele e di quello di Cristo;
- significa accogliere ciò che è essenziale come ciò che tutti rifiutano;
- e in ultimo significa,  partire dalla propria casa propria e ritrovarsi nomadi in un mondo qualsiasi.

Oggi guardare ai Magi significa tornare con loro a terre lontane, 
alla Turchia, all’Iran, alla Siria all’Iraq… non con uno strano mistico senso di oriente, ma con il rispetto e la nostalgie di popoli e genti che cercavano una verità in una stella … una verità oggi continuamente calpestata nella pace negata.
Inseguivano una stella, che per loro era la via e la vita. Sì, una vita degna di essere vissuta. E così come i Magi anche oggi scopriamo a Betlemme una sorprendente fraternità che è il vero miracolo di Dio ! Anche per uomini venuti dai confini della terra, la speranza di pace ha ancora un nome si dice Gesù, e incantati si rimisero in cammino …

domenica 5 gennaio 2025

Abbiamo bisogno di vedere Dio

 

Sir 24,1-4.12-16   Sal 147   Ef 1,3-6.15-18   Gv 1,1-18

Come la scienza ci spiega che l'universo riceve esistenza dal famoso bosone di Higgs o particella di Dio, la quale gli conferisce massa, così la luce rivela la vita. Senza luce non c'è vita. Ebbene queste tre parole sono esattamente Gesù. Lui è la Parola (il verbo, il logos), la Vita, la Luce. La Parola di Dio (il Logos eterno e creatore), dissolvere l'oscurità del nulla, che è lo stesso torpore che si insinua nel nostro spirito, essa è come il sole che dissolve con la sua luce l'oscurità della notte. Ecco allora che possiamo dire che la parola di Dio diventa luce dentro la nostra storia e dentro la nostra vita, perché senza di essa ci sentiamo perduti e nell'oscurità. Questa è la più bella sintesi del testo biblico di Giovanni che abbiamo appena ascoltato.
Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος,
καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν,
καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.
      In principio era il Verbo,
      e il Verbo era presso Dio
      e il Verbo era Dio.

"Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato".
Una espressione ineccepibile e ragionevole, come anche teologicamente corretta.
Giovanni si propone come il testimone più accreditato per narrarci la sua personale esperienza di Gesù: Dio, maestro e amico. Il Prologo, ovvero l'inizio del vangelo di Giovanni come anche tutto il vangelo, è scritto per un discepolo del Signore che ha già compreso il senso della fede, ha già compiuto un cammino di sequela di Gesù. Il vangelo di Giovanni vuole condurti a riconoscere le implicazioni serie, derivanti dalla presenza del Verbo tra noi.
Egli infatti vuole raccontarci  ciò che era al principio, vuole spiegare ogni cosa e dare ragione di tutto quanto esiste, perché Logos significa anche «senso».
Il Prologo di Giovanni mette in relazione l'origine del mondo e di quanto esiste con la venuta di Gesù sulla terra: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi», ma a partire dalla pre-esistenza.
Ma cosa significa Logos, che in latino traduciamo con la parola Verbo. (...)
Per un greco di quel tempo il significato più evidente, era quello di logos delle cose, cioè la ragione ultima d'essere della realtà.
Per un credente di Efeso di quel tempo, sentendo parlare del logos in senso assoluto, non poteva non pensare alla ragione ultima delle cose, al perché del mondo, e non cominciasse di qui la sua riflessione.
Elenco, quindi, cinque fondamentali significati:
1) ragione d'essere della realtà; cioè il senso di ciò che esiste, l'esistere rispetto al nulla;
Di fronte a questo, che senso ha la mia esistenza?
2) parola creatrice: Dio creò tutto con la parola; cioè nel logos è contenuto il concetto che sviluppa la realtà della creazione, per come essa la contempliamo;
Di fronte a questo, io che cosa sono nella creazione, che parte occupò nel logos creatore?
3) sapienza che presiede alla creazione, sapienza ordinatrice; questo significa che non c'è un caso ma che tutto appartenenti alla sapienza ordinatrice di Dio, passato, presente futuro, nulla è un caso tutto appartiene a un progetto.
Di fronte a questo neppure io sono un caso?
4) parola illuminante e vivificante; malgrado le oscurità della situazione presente dell'uomo, malgrado la tragedia umana che ci circonda, malgrado le prove della Chiesa e le situazioni quasi assurde nelle quali si trova il mondo, il logos è luce e assicura esserci una ragione luminosa e vivificante di tutte queste cose, dobbiamo solo coglierla e lasciarci trasformare da essa.
5) parola rivelatrice: il Figlio di Dio viene tra noi in Gesù (si incarna) ed è Gesù che rivela il Padre. Ma tutto ciò che Gesù ci dice è Logos, le parole della scrittura che ascoltiamo esprimono il logos nel suo contenuto. Il logos si fa conoscere e percepire storicamente attraverso la persona di Gesú.
Quale deve essere dunque l'atteggiamento da assumere di fronte al vangelo di Giovanni: un atteggiamento ispirato al senso che tutto da Dio dipende e a Dio va, e che la nostra azione può inserirsi in maniera sensata, ragionevole, giusta in tale movimento, qualunque sia la nostra condizione presente.

sabato 4 gennaio 2025

Come vincere il male

1Gv 3,7-10 e Gv 1,35-42

Vincere il peccato, significa vincere il male di cui siamo capaci e vincere la realtà di male che è attorno a noi. Come è possibile tutto questo?
Per un credente è possibile ascoltando e facendo intimamente propria la Parola; solo e la Parola è germe che se rimane in noi, ci permette di rinascere da Dio e così saremo veramente figli di Dio e non peccheremo più. Oltre al germe della Parola occorre praticare la giustizia amando i fratelli, tutto questo vince il peccato. Dio è giusto e misericordioso, egli unisce giustizia e misericordia e compie la giustizia nell'evento dell’amore, che ne è a fondamento.

venerdì 3 gennaio 2025

Chi rimane in Dio desidera

1Gv 2,29-3,6 e Gv 1,29-34

Gesù è il giusto per eccellenza e i suoi seguaci devono rimanere in Lui. Guardando Gesú si capisce il senso, la direzione e l’ampiezza della giustizia che ha l’estensione e la forza dell’amore gratuito e universale. Giusto è allora chi agisce in maniera corrispondente alla sua unione con Cristo. Già nel presente i cristiani vivono nella certezza di essere amati da Dio come figli, ma alla venuta di Cristo nella gloria, si svelerà pienamente il loro vero essere e potranno così vedere Dio faccia a faccia. Ecco che nell’oggi del cristiano c’è un posto speciale per il desiderio: " Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è".

giovedì 2 gennaio 2025

Rimaniamo in Cristo

1Gv 2,22-28 e Gv 1,19-28

Cosa significa "rimanere"?
Rimanere per Giovanni significa acquisire la consapevolezza e responsabilità, come anche le conseguenze che ne derivano. Nel rimanere scopriamo che lì è proprio il nostro posto; il rimanere corrisponde alla stabilità relazionale che ciascuno è chiamato a realizzare con Cristo. Il rimanere corrisponde a una relazione impegnativa e feconda; rimanere significa amare. È nel dispiegamento di questa relazione che è fondamentale il punto di oartenza, come lo è in ogni relazione di amore l'innamoramento come origine. In modo pressante Giovanni comanda di rimanere nell’integrità dell’annuncio, in ciò che abbiamo appreso dall’inizio, in ciò che la tradizione apostolica ci ha trasmesso; fiduciosi nell’ascolto dell’unica Parola che è verità, e in attesa del suo ritorno.  

mercoledì 1 gennaio 2025

Maria madre della speranza

Nm 6, 22-27  Sal 66  Gal 4,4-7  Lc 2,16-21

Giornata mondiale della pace
Abbiamo bisogno di pace ... soprattutto dopo aver constatato il fallimento di tanti tentativi a livello politico e diplomatico; se le istituzioni sono deboli, occorre andare lì dove il coraggio della gente normale dimostra nel piccolo segno che la pace non è morta, ma vive nelle relazioni buone e fraterne che ancora si è capaci di generare.
Ecco, proprio queste relazioni nuove saranno il fermento di quella pace che dovrà nascere sulle rovine di questa guerra distruttrice, atroce e disumana. Solo relazioni nuove e di fiducia reciproca potranno sanare le ferite profonde e laceranti che l'odio, la violenza e la morte hanno generato.
È questo il senso e il contenuto del messaggio che il Cardinal Pizzaballa ha inviato per la giornata mondiale della pace che si svolgerà oggi a Imola.
Perché in questo fine anno in cui le guerre non finiscono e l'indifferenza e l’egoismo crescono, a causa della nostra incapacità, finiamo per scambiarci l’augurio più desolante che ci sia: che l’anno nuovo che sta per iniziare sia per forza migliore".

Il Giubileo
Tra i tanti stimoli offerti dal Giubileo appena cominciato c’è il suo sguardo sullo scorrere del tempo.  Sarà un tempo speciale in cui adoperarci per ristabilire la giustizia nei confronti di chi, a causa di scelte o rapporti economici iniqui, ha perso i suoi beni o la sua stessa libertà. É per questo l’insistenza di papa Francesco nel rilanciare in occasione di questo Giubileo i due grandi gesti sociali sollecitati già da Giovanni Paolo II nel Duemila – la remissione del debito dei Paesi poveri e la clemenza nei confronti dei carcerati. È uno sguardo preciso sulla storia. Una storia che ha bisogno di umanizzazione e di recuperare l'umano nella sua fragilità.
Il Giubileo viene a ribaltare la prospettiva, ci ricorda il nostro essere debitori verso Dio e verso i fratelli, e la necessità di essere noi stessi a rimettere i debiti.
È solo la consapevolezza del nostro essere debitori che può farci ritrovare quella speranza che il Giubileo annuncia: la vera fratellanza. Il tempo di grazia dell'Anno Santo, è il tempo da cui ricominciare, non con i nostri calcoli, ma a partire dal disegno di salvezza che abbraccia tutti.

Maria madre di Dio ci mostra la speranza di essere fratelli
Primo Giorno dell'anno iniziamo celebrando la Santa Madre di Dio. Lei, che custodisce nel suo cuore il mistero di Gesù, insegna anche a noi a leggere i segni dei tempi alla luce di questo mistero (omelia di Papa Francesco di ieri sera).
Maria, donandoci il figlio di Dio nella sua carne, ci permette di riconoscerci figli di Dio e fratelli tra noi. in un orizzonte largo che è la speranza della fraternità. “Pellegrini di speranza”, e uno degli aspetti principali della speranza del mondo sta nella fraternità!
Ma la speranza di un’umanità fraterna è solo uno slogan o ha una base “rocciosa” su cui poter costruire qualcosa di duraturo?
La risposta ce la dà la Santa Madre di Dio mostrandoci Gesù. La speranza di un mondo fraterno non è un’ideologia, non è un sistema economico, non è il progresso tecnologico.
La speranza di un mondo fraterno è Lui, il Figlio incarnato, mandato dal Padre perché tutti possiamo diventare ciò che siamo, cioè figli del Padre che è nei cieli, e quindi fratelli e sorelle tra di noi.