domenica 25 ottobre 2026

Perché amare Dio?

 Es 22,20-26   Sal 17   1Ts 1,5-10   Mt 22,34-40

Introduzione

La domanda «Perché amare Dio?» è sincera e profonda, perché riguarda il senso della nostra fede e il nostro rapporto personale con Lui. Non basta sapere che dobbiamo amarlo perché ci è stato insegnato al catechismo: dobbiamo comprendere che cosa significhi amare Dio e perché farlo. Nel Vangelo di Matteo, Gesù indica come comandamento più grande l'amore per Dio, da vivere con tutto il cuore, l'anima e la mente, e aggiunge: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Unisce così due amori inseparabili: quello per Dio e quello per gli altri.

 

1. Non amare Dio per paura, ma perché lo si scopre

L'amore autentico non nasce dalla paura della punizione o dal desiderio di ottenere una ricompensa, ma dalla libertà e dalla relazione. Non possiamo essere obbligati ad amare sinceramente qualcuno. Per questo, invece di chiederci soltanto «Perché devo amare Dio?», dovremmo domandarci: «Chi è Dio per me?».  Amare Dio significa anche cercarlo, ascoltare la sua Parola, conoscerlo attraverso Gesù e lasciarsi interrogare dalla sua presenza, in un certo senso farlo discendere dal cielo, portarlo accanto a me nella vita sulla terra  ... (che bello un dio che discende dal cielo ...). Non significa smettere di farci domande, ma lasciarci interrogare anche dai dubbi, per costruire con Lui una relazione autentica che coinvolga tutta la nostra persona.

 

2. Amare Dio anche quando è difficile

La vita frenetica spesso ci impedisce di fermarci, pregare e ascoltare il nostro cuore. Inoltre, la sofferenza può farci dubitare della presenza di Dio e portarci a domandare perché non intervenga. Sono interrogativi sinceri, ai quali non si può rispondere con frasi semplici. Anche chi crede attraversa momenti di silenzio, fatica e incertezza. Amare Dio significa continuare a cercarlo anche quando sembra lontano, riconoscendo in Lui la sorgente dell'amore. Siamo preceduti, custoditi e attesi da questo amore, che può sostenerci nelle difficoltà e aiutarci a non perdere la speranza.

 

3. Amare Dio significa amare il prossimo

Gesù unisce i due comandamenti perché non possiamo dire di amare Dio se restiamo indifferenti alla sofferenza degli altri. Non basta pregare per la pace se alimentiamo divisioni, chiedere perdono se non sappiamo perdonare, parlare d'amore senza dedicarci a chi ha bisogno di noi. La fede diventa concreta attraverso gesti quotidiani di ascolto, solidarietà, perdono e cura. È facile amare chi ci vuole bene, ma è più difficile amare chi ci delude o ci ferisce.

Proprio nelle relazioni quotidiane siamo chiamati a testimoniare la nostra fede, lasciamo che l'amore di Dio trasformi il nostro modo di guardare e trattare le persone. Per capire quanto spazio Dio occupi nella nostra vita, dobbiamo chiederci quanto spazio sappiamo riservare agli altri.

 

Conclusione

Il Vangelo ci invita a cambiare prospettiva: non domandarci soltanto «Perché devo amare Dio?», ma anche «Che cosa accadrebbe alla mia vita se mi lasciassi amare da Dio?». Se Dio è amore, conoscerlo significa cercare l'amore, amarlo significa accoglierlo nella nostra vita e servirlo significa renderlo visibile attraverso gesti concreti di bene. Il comandamento di Gesù non è soltanto una legge da osservare, ma una strada da percorrere, che parte dal cuore, attraversa le relazioni e ci insegna ad amare con maggiore libertà e autenticità. La domanda conclusiva diventa allora un invito a riflettere: il mio modo di vivere rende visibile l'amore in cui dico di credere? Forse è proprio da qui che possiamo ricominciare ...

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