Quell’invito a pranzo si sta tingendo di un profondo imbarazzo. Gesù non ha filtri e, come un fiume in piena, si scaglia contro la rigidità ipocrita di farisei e dottori della Legge. Se finora ha sempre risposto per chiarire le ragioni del suo comportamento, cercando una via per riflettere insieme, questa volta non offre spiegazioni né tende la mano. Si lancia, invece, in una dura requisitoria, che l’evangelista riassume nei tre «guai» rivolti ai farisei e in altrettanti destinati ai dottori della Legge. Le sue parole non hanno solo il sapore di una sentenza, ma sono un invito a verificare il proprio modo di vivere. La vera correzione ci porta a scrutare dentro noi stessi, con sincerità, per riconoscere il criterio che guida le nostre scelte. Gesù accusa i farisei di «amare i primi posti»: amano stare al centro, ma chi cerca il consenso finisce per compiere scelte che piacciono a tutti. L’obbedienza a Dio, invece, spesso ci obbliga ad andare controcorrente e, non di rado, a sopportare ingiurie e persecuzioni. Invece di cercare i primi posti, preoccupiamoci di dare a Dio il primo posto.
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