sabato 17 ottobre 2026

Dal fare comunità all'essere comunità (BIS)

Is 45,1.4-6   Sal 95   1Ts 1,1-5   Mt 22,15-21

Il Vangelo di oggi ci consegna una parola che può illuminare molto il cammino della nostra comunità: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Gesù ci invita a riconoscere ciò che appartiene a Dio. E noi, che cosa possiamo restituire al Signore?

La nostra vita, il nostro tempo, i nostri doni, le nostre capacità, la disponibilità a metterci al servizio degli altri. Perché noi portiamo impressa in noi l'immagine di Dio e siamo chiamati a rendere visibile questa appartenenza attraverso il modo in cui viviamo.

Questa Parola ci interpella particolarmente mentre ci prepariamo al rinnovo del Consiglio pastorale. Non si tratta semplicemente di individuare persone che assumano degli incarichi, ma di domandarci quale comunità vogliamo essere e quale contributo ciascuno è disposto a offrire perché il Vangelo diventi vita.

Nelle scorse domeniche ci siamo detti che c'è una differenza tra fare comunità ed essere comunità. Fare comunità lo sappiamo fare, tutto questo è importante, ma possiamo fare tante cose insieme senza diventare veramente fratelli. Possiamo lavorare fianco a fianco senza ascoltarci, parlare di fraternità senza perdonarci, aspettarci che siano sempre gli altri ad assumersi le responsabilità.

Essere comunità significa passare dal dire «la comunità dovrebbe fare» al domandarci «che cosa possiamo fare noi?».

Ecco il senso della corresponsabilità. La Chiesa non è opera di pochi, ma una missione affidata a tutti i battezzati.

Non tutti siamo chiamati a svolgere gli stessi servizi, ma nessuno dovrebbe sentirsi spettatore della vita parrocchiale.

Il Consiglio pastorale è chiamato proprio a favorire questo cammino: ascoltare la Parola, discernere insieme e aiutare la comunità a riconoscere le strade attraverso cui il Signore ci invita a testimoniare il suo amore.

Alcune domeniche fa, il Vangelo della parabola dei due figli ci ricorda che non basta dire sì: il nostro sì deve diventare vita. Possiamo dichiararci disponibili e poi tirarci indietro; possiamo sentirci inadeguati o temere di non essere all'altezza. Eppure, il Signore continua a chiamarci nella sua vigna. Non cerca persone perfette, ma cuori disponibili a lasciarsi trasformare.

Forse il rinnovo del Consiglio pastorale è proprio l'occasione per trasformare qualche nostro no in un nuovo sì: sì al servizio, sì all'ascolto, sì alla collaborazione, sì a una comunità più accogliente e missionaria. Una occasione per riappropriarci dello stile missionario della Chiesa. E come gli operai della vigna, siamo tutti raggiunti dall'amore di Dio, che non è un premio da meritare, ma un dono da accogliere e condividere.

E questo dono diventa concreto quando sappiamo accorgerci che «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»: Gesù è presente quando le nostre differenze diventano una sinfonia e le nostre relazioni diventano luoghi di fraternità.

Ecco che il vero rinnovamento non consiste soltanto nel cambiare i componenti del Consiglio pastorale, ma nel lasciarci rinnovare tutti dal Vangelo.

Chiediamoci allora: che cosa posso restituire a Dio?

Quale sì mi sta chiedendo di vivere?

Come posso contribuire perché la nostra parrocchia passi dal fare comunità all'essere comunità?

Il Signore non ci chiede di fare tutto, ma di non sottrarci alla nostra parte di responsabilità.

Mettiamo dunque a disposizione i nostri doni, il nostro tempo e il nostro cuore, perché la nostra comunità sia sempre più una casa aperta, una famiglia fraterna e una Chiesa capace di portare il Vangelo a tutti.

Rendiamo a Dio quello che è di Dio: la nostra vita diventi un sì concreto al suo amore, perché insieme possiamo costruire il suo Regno in mezzo a noi.

Nessun commento:

Posta un commento