Is 9,1-6 Sal 95 Tt 2,11-14 Lc 2,1-14
Oggi ci è stato dato un figlio, scrive il profeta Isaia. Un bambino è nato per noi!
In questi giorni ripensando a quel bambino … mi è risuonata in mente una domanda: Che senso ha la vita di un bambino, che senso ha la nostra vita il nostro essere e il nostro fare nell'immensità dell'universo?
Nulla e Tutto! È nulla rispetto all'universo perché la vita è marginale, macroscopico e insignificante ...
È tutto se questa nostra esistenza umana accoglie e rivela il mistero del creatore che come verbo incarnato nasce nel tempo ed è quel bambino di cui celebriamo il Natale.
Quello che viviamo stasera è straordinario, perché quel figlio che ci è stato dato da Dio, quel bambino è Dio stesso. Ed è nato per noi, ed è questo a essere davvero straordinario!
Noi, siamo il popolo in cammino, donne e uomini che nelle tenebre del nostro tempo, per noi da quella nascita è scaturita una grande luce che illumina questa nostra notte come allora fu luce per i pastori, e illuminò la notte a Betlemme, e da quella grotta da quella mangiatoia Dio ha abitato con noi per sempre.
Da quel giorno la nostra fede attende il salvatore, che si è dato a noi come "un bambino avvolto in fasce, in una mangiatoia"; quel figlio che rende possibile la speranza ha scelto di raggiungerci proprio così.
Due giorni fa, il Papa ha detto:
Il Natale del Signore reca con sé il dono della pace e ci invita a essere segno profetico in un contesto umano e culturale troppo frammentato.
Impariamo dal Natale di Gesù lo stile della semplicità, dell’umiltà e facciamo in modo, tutti insieme, che questo sia sempre più lo stile della Chiesa, in ogni sua espressione.
Siamo chiamati ad essere in Cristolievito di fraternità universale, tra popoli diversi, religioni diverse, tra le donne e gli uomini di ogni lingua e cultura (anche nel nostro piccolo contesto Massese). E questo avviene se noi per primi viviamo come fratelli.
Questa fraternità nasce nella missione della Chiesa, significa rimettere al centro la misericordia di Dio, a dare maggiore impulso all’evangelizzazione, ed essere Chiesa lieta e gioiosa, accogliente verso tutti, e attenta ai più poveri.
Dietrich Bonhoeffer, ucciso in un lager nazista, meditando sul mistero del Natale, scriveva: «Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo. Dio ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto».
E proprio per questo vi voglio fare sentire la testimonianza di Suor Ginetta, delle Suore Dorotee di Betlemme, le suore della scuola per sordomuti Effetà. Lei era una ragazza sordomuta … ora è una Suora ottantenne sordomuta ma che muta non lo è più… è un miracolo di fraternità di comunione di umanità donata.
La scuola Effetà di Betlemme accoglie circa 200 tra bambini e ragazzi palestinesi sordomuti.
Anche le offerte che raccoglieremo stasera le devolveremo per loro. Come segno concreto del fare qualcosa di buono a Natale … dare speranza a chi speranza non ha.
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